Geekissimo

Da Twitter a Facebook, il cosiddetto “stream pollution”

 
Fulvio Minichini
8 Giugno 2009
1 commento

tagcloud-stream-pollution

Da quando qualche mese fa Facebook ha fatto il suo restyiling della homepage, le cose per gli utenti di Facebook sono cambiate drasticamente. Dove gli utenti erano abituati a loggare, postare contenuti e sloggare, adesso Facebook si è completamente immerso nel mainstream del real time blogging.

Questo avvicinamento a Twitter, che dopo MySpace è il social network più frequentato della rete, ha portato in breve ad una integrazione dei due colossi, permettendo agli utenti di postare in automatico i propri tweet anche sullo status update di Facebook attraverso l’applicazione Twitter di Facebook.

Potete immaginare le conseguenze di questa connessione. Una buona parte degli utenti, per lo più coloro che sono maggiormente attivi, hanno connesso i due social network, e di conseguenza non fanno altro che replicare ogni singola informazione, generando il cosiddetto “stream pollution”. Ma è giusto definirlo inquinamento?

Dal punto di vista dei motori di ricerca, dei social media graph e dei social media aggregator non c’è dubbio, questo è un fenomeno che crea non pochi grattacapi agli sviluppatori. Una tagcloud generata sulla base dei vostri stream risulterà falsata dal momento in cui le stesse identiche parole sono replicate su Facebook come su Twitter, per non parlare di coloro che hanno collegato più e più social network attraverso Friendfeed e simili.


I puristi del web lamentano non poco questa situazione, ma spezziamo una lancia in favore delle ripetizioni. Postare un Tweet, uno status update di Facebook o condividere un articolo su GReader non è la stessa cosa, anche quando il contenuto fosse lo stesso. La differenza cruciale sta nei destinatari di questi messaggi e nel contesto in cui la condivisione avviene.

Postando su Twitter infatti ci stiamo dirigendo ai nostri followers attuali e futuri, i quali si muovono sulla base di parole chiave. Blogger affini, concorrenza, aziende interessate ai contenuti della nostra attività sono il target più comune su Twitter. Completamente diversa è la composizione dei nostri contatti su Facebook. Per sua natura Facebook mette in contatto persone reali, uno status update arriva ai nostri conoscenti, persone con cui abbiamo o abbiamo avuto un rapporto personale e con cui fa piacere condividere i nostri pensieri e le informazioni che buzziamo sulla rete per lo stesso motivo per il quale ci farebbe piacere parlarne di fronte una birra.

L’ideale è vero, sarebbe avere attività distinte sui vari social network, è quello che si deve fare in una buona campagna di webmarketing, ma la giornata si sa, è fatta di 24 ore. Così se condividiamo un articolo su Greader e attraverso Friendfeed aggiorniamo sia i nostri contatti Twitter che i nostri contatti Facebook, avremo sì replicato un informazione, ma anche generato differenti risposte, e diverse conversazioni.

Tornando alla domanda, può questo essere considerato inquinamento? Non credo, il solo fatto di proporre una stessa conversazione in due differenti luoghi è quanto di più vicino alla realtà ci sia. Lo stesso contatto potrebbe reagire differentemente al medesimo contenuto su differenti social network, essendo la sua risposta influenzata anche dal contesto.

Come sempre l’automatismo estremo è da evitare. Siate umani, considerate la possiblità che la vostra rete Facebook potrebbe non gradire o comprendere i messaggi diretti ai vostri followers su Twitter, così come fra i vostri followers potrebbe non esserci nessuno che sia così interessato a sapere come vi sentite oggi, ma aspetta solo che svolgiate la vostra usuale attività di aggregatore.

Più che lamentarsi gli sviluppatori dovrebbero adattarsi allo status quo e reagire di conseguenza. Il danno che lo “stream pollution” comporta ai social graph non è da poco. Provate a fare una tagcloud dei vostri network e vedrete che le prime 5 tag più quotate saranno parole generiche, “lavoro” “buon giorno” “buona notte”. A tal proposito basterebbe fornire l’utente finale della capacità di escludere alcune parole chiave dalla propria tagcloud, così da ottenere una statistica più utile ai propri scopi.

E voi che ne pensate? Repetita juvant?

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Commento

  • #1Giacomo Ratta

    Questo “stream pollution” non può essere visto come un problema. Non tutti utilizzano gli stessi social network, quindi è giusto replicare le informazioni nei siti in cui si è iscritti.

    La soluzione sta nel mezzo: automatizzare tutto (cercando di mantenere una cerca umanità) ma decidere caso per caso se cancellare una certa informazione dove questa potrebbe risultare totalmente inutile o incomprensibile in un particolare contesto.

    8 Giu 2009, 2:48 pm Rispondi|Quota