Le 10 applicazioni più popolari su Facebook: qualcuno vuole giocare?

Credevate che il planisfero di Facebook fosse popolato per gran parte da bimbiminkia e sfaccendati? Vi sbagliavate. Di poco.

“RedWriteWeb” ha pubblicato la classifica delle 10 applicazioni più popolari su Facebook e quello che ne è risultato è un elenco di videogiochi “macchiato”, qua e la, da qualche applicazione per chattare e ricordare i compleanni. Se non ci credete, leggete pure:
  1. FarmVille – se la fuga dei cervelli dal nostro Paese è dettata dagli scarsi investimenti nella ricerca e nello sviluppo, la loro frittura è dettata quasi esclusivamente da questo gioco agreste. Numero di utenti (in)attivi? Circa 16 milioni.
  2. Windows Live Messenger – sì, il software di messaggistica istantanea di Microsoft è anche su Facebook… e anche lì è usato assiduamente da milioni di utenti (oltre 10, pare) ogni giorno.

  3. Phrases – simpatica applicazione per postare automaticamente delle frasi “random” sulle bacheche degli ignari amici. Utile quanto una penna USB col tappo saldato, ma almeno non è n gioco.
  4. FrontierVille – una sorta di Farmville ambientato nel vecchio west.
  5. Texas HoldEm Poker – all in!
  6. Bejeweled Blitz – un puzzle game abbastanza simpatico in cui bisogna ordinare i diamanti dello stesso colore per farli sparire.
  7. Cafe World – come Farmville e Frontierville, con la differenza che qui si deve gestire una tavola calda e non una fattoria.
  8. Mafia Wars – il gioco preferito dagli psicologi frustrati per sfogare la loro rabbia per aver fatto schifo a Farmville.
  9. Birthday Calendar – un’e-mail settimanale e un riquadro grande quanto una piazza presente nella pagina principale di Facebook non vi sembrano abbastanza per ricordare i compleanni degli amici? Ecco l’applicazione che fa per voi.
  10. Treasure Isle – altro giochetto più o meno simpatico.
Ricapitolando, su dieci applicazioni presenti in graduatoria solo tre sono applicazioni vere e proprie, gli altri sono tutti giochi Facebook. Lasciamo a voi trarre le dovute conclusioni.

[Photo Credits | Nic McPhee]