Indirizzi IP esauriti, IPv4 e IPv6: facciamo un po’ di chiarezza


Girovagando sui siti d’informazione o sfogliando i giornali degli ultimi giorni, vi sarete sicuramente imbattuti in qualche articolo relativo all’esaurimento degli indirizzi IP. Ma cos’è successo veramente? Rischiamo il collasso di Internet? Moriremo tutti risultando ancora ventenni su Facebook? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Iniziamo col dire che fino ad oggi abbiamo utilizzato (e continuiamo ad utilizzare) un protocollo internet denominato IPv4, il quale è in grado di garantire un numero massimo di 4.3 miliardi di indirizzi IP. Gli indirizzi IP, un po’ come accade con i numeri di telefono e i telefoni, sono associati a ciascun computer affinché questo si possa collegare alla Rete. Il primo febbraio, l’autorità che ha il compito di assegnare gli IP, la IANA, ha assegnato l’ultimo blocco di indirizzi disponibili, esaurendo, di fatto, i 4.3 miliardi di IP garantiti dal protocollo odierno.


E allora come mai siamo ancora tutti in Rete e non notiamo nulla di strano? Il merito è tutto dei tecnici che, a conoscenza dei limiti dell’IPv4 da molto più tempo di “noi comuni mortali”, hanno provveduto a sfruttare il Network Address Translation (NAT), una tecnica che ha consentito lo sfruttamento di un solo indirizzo IP per più computer. In questo modo si è evitato il collasso di Internet, ma la situazione non è risolta.

Dopo l’esaurimento degli indirizzi IP, dovremo migrare tutti verso l’IPv6, una nuova versione del protocollo Internet che supporta 4 miliardi di volte il numero di indirizzi disponibili con l’IPv4.

Tutti i sistemi operativi e gli hardware moderni supportano l’IPv6, quindi, in teoria, potremmo già iniziare ad usarlo. Se non fosse che quelli non ancora pronti (o non ancora tali in maniera ufficiale) sono le aziende che ci forniscono la connessione ad Internet e i colossi del Web, che non hanno ancora fatto il “grande passo” verso l’IPv6.

Il primo collaudo del nuovo protocollo da parte dei giganti della Rete è infatti atteso per il prossimo 8 giugno, quando durante l’IPv6 Day siti come Facebook, Google e Yahoo (Bing) proveranno per la prima volta ad utilizzare il nuovo protocollo con il rischio, abbastanza concreto, di andare incontro a qualche momento di down e a qualche disservizio per gli utenti.

Secondo i dati riportati da Facebook sul suo blog ufficiale, attualmente solo 1 utente su 2.000 è in grado di connettersi senza problemi ai siti che fanno uso di IPv4 e IPv6 contemporaneamente (dual-stacked). Questo significa che le 24 ore dell’IPv6 Day serviranno ad aziende operanti sul Web, ISP, costruttori hardware/software e utenti per lavorare insieme ed entrare con quanti meno problemi possibili nell’era dei 340.282.366.920.938.463.463.374.607.431.768.211.456 indirizzi disponibili.

Ricapitolando: gli indirizzi IP offerti dal protocollo IPv4 sono finiti, Internet non è collassato grazie ad alcuni “stratagemmi” tecnici che permettono l’utilizzo dello stesso IP su più computer, ma dobbiamo sbrigarci a passare all’IPv6. Il passaggio al nuovo protocollo non implicherà azioni o costi aggiuntivi da parte dell’utente, mentre a doversi attrezzare saranno i fornitori di servizi Internet e le grandi aziende della Rete.

Per approfondire l’argomento esaurimento degli indirizzi IP, date pure un’occhiata a Wikipedia. Se volete testare la capacità del vostro sistema informatico di connettersi alla Rete usando l’IPv6, fate pure un giretto su Test-IPv6.com.

[Via | Rete Tre – Photo Credits | Andrea Della Adriano]