“Decreto del fare”, nuove liberalizzazioni per il Wi-Fi in Italia

Negli ottanta punti del cosiddetto decreto del fare, con il quale il Governo Letta intende rilanciare l’economia italiana, sono incluse anche varie norme riguardanti il Wi-Fi pubblico. Una volta tanto, si tratta di leggi condivisibili che depennano definitivamente i residui della scandalosa legge Pisanu – quella che obbligava i gestori di bar, ristoranti, ecc. a richiedere l’autorizzazione del questore per installare un router – e rimuovono i processi di identificazione per gli utilizzatori delle reti wireless nei locali pubblici.


In base a quanto si legge in una bozza del decreto, che dovrebbe rispettare la versione finale approvata dal Consiglio dei Ministri, “se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto legge 27 luglio 2005 , n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 155”.

Questo, tradotto in parole povere, significa che tutti i gestori di esercizi commerciali nei quali la connessione Wi-Fi non rappresenta l’attività principale (quindi bar, ristoranti, ecc. ma non gli Internet Point, ad esempio) non sono tenuti a richiedere alcuna autorizzazione né ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche né ai sensi delle disposizioni dell’ormai superato Decreto Pisanu.

Inoltre, una norma a firma del Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato pare abbia abrogato L’art. 2 del Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198. Di che si tratta? Di una vecchia aberrazione giuridica (così come la definisce giustamente Guido Scorza sul Fatto Quotidiano) partorita dall’allora Governo Berlusconi in base alla quale la semplice installazione di terminali di comunicazione per l’accesso a Internet (modem, router, ecc.) doveva essere effettuata da imprese “abilitate” ed iscritte ad un apposito albo.

Se nella versione finale del decreto venisse confermato tutto, l’installazione di modem e router nei locali pubblici sarebbe finalmente libera anche in Italia.

[Il Fatto Quotidiano] [Photo Credits | Erin Pettigrew]