Lenovo: “Linux non ha futuro sui netbook”. Tutte balle?


Ormai è chiaro, i netbook rivestiranno un ruolo sempre più importante nel mercato informatico e, nel bene o nel male, decideranno le sorti di molti sistemi operativi. A tal proposito, hanno fatto decisamente scalpore le ultime dichiarazioni di Matt Kohut, noto analista di Lenovo (il più grande produttore di personal computer nella Repubblica Popolare Cinese, ndr), il quale ha espressamente detto che Linux è destinato ad un lento declino nel mondo dei netbook.

Secondo Kohut, infatti, 50 o 100 dollari di risparmio non rappresenterebbero un valido motivo per rinunciare alle “comodità” di Windows e passare all’ancora troppo misterioso mondo del pinguino. Un ragionamento che – ahinoi – non fa una grinza per la maggior parte dell’utenza.

Il tema, come molti di voi ricorderanno, non è affatto nuovo. Ma nonostante ciò le cose non andranno in maniera semplice e lineare come qualcuno ama farci credere, almeno speriamo.


Il motivo di questo nostro timido ottimismo? La magica accoppiata Google-Linux che, attraverso Android, irromperà presto nel mondo dei netbook associando una promettente variante dell’OS open source più amato da noi geek ad un brand, quello del motore di ricerca numero uno nell’universo conosciuto, in grado da solo di attirare stuoli di utenti.

Ad ogni modo, inutile piangere su un latte che deve ancora essere munto per essere versato. Windows 7 è ai nastri di partenza, le cosiddette Google-machine non si sono ancora affacciate al grande pubblico e tutto quello che si può fare in questo momento è “sparare” previsioni più o meno strampalate, basate su ragionamenti o partigianerie.

Qualcuno dice che lo strapotere di Microsoft – associato alla bontà di Seven – raderà al suolo qualsiasi tentativo di diffusione di sistemi alternativi, altri puntano tutte le loro fiches sull’ottima riuscita di Android e su una quanto mai rivoluzione nel mercato dei sistemi operativi.

Come andranno le cose, in realtà, solo il tempo potrà dircelo. Dobbiamo solo incrociare le dita affinché il mercato sia veramente tale e la libertà dell’utente finale non venga, come al solito, calpestata dal volere dell’una o l’altra lobby.

Libertà di scelta. Chiediamo troppo?

Via | Computer World