Google, ecco come vengono scelte le posizioni dei risultati

Per interesse primario o per curiosità, ogni geek almeno una volta nella vita si è domandato quali fossero le leggi che stanno dietro la pagina dei risultati di Google: Perché il sito di tizio è in prima posizione mentre quello di Caio è in decima posizione? Tizio ha pagato ‘big G’ per questo? Caio è sfortunato? Tizio è amico di Chuck Norris?

Nulla di tutto questo. Come recentemente affermato dall’esperto di SEO Matt Cutts nel corso della conferenza PubCon di Las Vegas, Google utilizza un algoritmo che tiene conto di 200 variabili per la definizione della SERP. Il posizionamento dei siti nel motore di ricerca dipende quindi da esso.

Purtroppo, non siamo ancora in grado di elencarvi tutte e duecento le variabili ma uno scorcio della lista ve lo proponiamo volentieri. Leggetelo attentamente e stampatevelo bene in testa se volete avere un sito/blog di successo.

Dominio

  • Età del dominio (da quanti anni è online)
  • Storia del dominio
  • Keyword nel nome del dominio (quante parole chiave ci sono)

  • Numero di sotto-domini (quanti ‘siti secondari’ sono presenti)
  • Dominio di primo livello
  • Indirizzo IP del dominio (l’indirizzo numerico del dominio)
  • Posizione geografica di server ed IP

Architettura

  • Struttura HTML
  • Uso dei tag header (quelli dei titoli, ossia ‘h1’, ‘h2’, ‘h3’, ecc.)
  • Path dell’URL
  • Utilizzo di CSS / JS esterni (stili di visualizzazione e script)

Contenuti

  • Densità di keyword in una pagina
  • Keyword nel titolo
  • Keyword nella meta-descrizione (ma non le meta keyword)
  • Keyword nei tag header
  • Keyword nel corpo del sito
  • Freschezza dei contenuti

BackLink (link ricevuti da altri siti)

  • Qualità dei siti che linkano
  • Qualità delle pagine Web linkate
  • Età del sito
  • Età delle pagine Web
  • Rilevanza del contento della pagina
  • Collocazione del link (se nel footer,nel corpo del testo o altro)
  • Anchor testo (il testo contenente il link)
  • Attributi del link
  • Tag alt delle immagini contenenti link (quello che specifica le proprietà dell’immagine, comprese le descrizioni aggiuntive)
  • Specifiche del Paese a cui appartiene il dominio di primo livello
  • Autorevolezza del dominio di primo livello (.edu, .gov, ecc.)
  • Posizione geografica del server
  • Autorevolezza del sito che linka

Link Interni (al sito stesso)

  • Numero di link interni ad una pagina
  • Posizione dei link interni nelle pagine
  • Anchor text del primo link

Penalizzazioni nel posizionamento

  • Troppa ottimizzazione per i motori di ricerca
  • Compravendita di link
  • Spam nei commenti
  • Cloaking (l’utilizzo di script per far leggere a Google cose diverse da quelle realmente presenti nel sito)
  • Testi nascosti
  • Contenuti copiati
  • Keyword stuffing (l’utilizzo smodato di keyword)
  • Sandbox effect (che Google applica ai nuovi domini per evitare ‘giochetti’ fatti tramite back link con siti pre-esistenti)

Varie

  • Link nei JavaScript
  • Link con attributo No Follow (che non fa seguire i siti linkati dagli spider dei motori di ricerca)
  • Velocità di caricamento di un sito Web
  • Velocità Javascript
  • Sitemap in XML (non aiuta il ranking)
  • PageRank
Se l’argomento vi appassiona e volete saperne di più sul funzionamento di Google, date un’occhiata a questo dettagliatissimo articolo in lingua inglese. Buona lettura e buon SEO a tutti.

Foto | Flickr

70 commenti su “Google, ecco come vengono scelte le posizioni dei risultati”

  1. Bhe dv dire k geekissimo ha quqsi tt qst credenziali infatti è sempre molto alto, l'unica cs k forse pecca è la caricazione dll pagine(un po' piene di pubblicita,ma cn qll c si vive ono ?)

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