Giusto in tempo per le festività natalizie, il Senato ha dato il suo OK alla Legge di stabilità e, con essa, è stata approvata anche la tanto discussa Web tax. Per chi non avesse avuto modo di approfondire l’argomento, la cosiddetta Web tax (anche conosciuta come “Google tax” e “Spot tax”) è un emendamento promosso, fra gli altri, dal presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd) secondo cui “i soggetti passivi che intendano acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati online anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistateli da soggetti titolari da una partita IVA italiana”.
La norma, inizialmente prevedeva l’obbligo di P. IVA anche per le società di ecommerce ma i borbottii del segretario Pd Renzi sulla questione – ahinoi più delle puntuali critiche dei lavoratori e delle aziende che operano nel settore – hanno spinto gli autori della Web tax a rendere meno duro il proprio pugno.
Internet
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Web Tax modificata nella notte: via l’obbligo di P. IVA per l’ecommerce, resta per la pubblicità

Dopo le polemiche dei giorni scorsi e la presa di posizione di Matteo Renzi, nuovo segretario del Partito Democratico che si è detto pubblicamente contrario alla Web Tax, l’emendamento sulla tassazione “forzata” delle tech companies è stato riformulato e “ammorbidito” in alcuni punti. Ma la bocciatura auspicata dal sindaco di Firenze e – soprattutto – da molti operatori del settore non è arrivata.
SugarSync diventa a pagamento

Brutte notizie per gli utenti di SugarSync. Il noto servizio di cloud storage, che più di una volta abbiamo definito come ottima alternativa a Dropbox, ha deciso di “tagliare” il suo piano di base gratuito e diventare un servizio paid-only.
La transizione è cominciata sin da ora ma le novità entreranno in vigore l’8 febbraio 2014, quando si potrà ancora scaricare SugarSync gratis ma sarà possibile utilizzarlo solo per 90 giorni (avendo a disposizione uno spazio di 5GB per lo storage) o 30 giorni (con 60GB di storage). Il CEO dell’azienda, Mike Grossman, ha commentato così la decisione:
The Pirate Bay lancerà presto un proprio Browser
La lotta contro la pirateria non si arresta mai e nell’occhio del ciclone abbiamo quasi sempre il noto portale The
Editoria Online: il Governo vuole costringere i motori di ricerca a pagare i giornali

Dev’essere stata l’aria del Natale, con il suo sapore d’altri tempi e quell’amabile voglia di non fare una mazza, a guidare i nostri governanti in questo periodo. E già, perché ce la stanno mettendo davvero tutta per apparire anacronistici e fuori luogo. Si stanno impegnando più del solito – e non è facile – per rendere difficile la vita a noi, poveri utenti, e alle aziende che operano sul Web.
Dopo la controversa Web tax (o Google tax) approvata dalla Commissione Bilancio della Camera, siamo infatti qui a parlarvi di una nuova norma che potrebbe portare l’Italia a fare non uno ma dieci passi indietro sul fronte della cosiddetta regolamentazione del Web. Ci riferiamo al nuovo disegno di legge sull’editoria approvato da Consiglio dei Ministri e che vorrebbe costringere i motori di ricerca a pagare i giornali per indicizzare i loro contenuti e proporli nei servizi di news, come Google News.
Instagram: ecco i 10 luoghi più fotografati nel 2013
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AGCOM, approvate le nuove norme sul copyright online: cosa cambia

Sono mesi che si parla di AGCOM e della sua riforma delle norme relative al diritto d’autore online. Ieri però sono state messe tutte le firme necessarie e il regolamento è diventato ufficiale, entrerà in vigore il 31 marzo 2014 ma ha già scatenato un forte dibattito fra chi lo ritiene un grosso rischio per la libertà d’espressione in Rete (ossia la maggior parte degli utenti e delle organizzazioni che si occupano della materia) e chi invece ha stappato le bottiglie di champagne per la sua imminente attuazione (le major).
Spotify rimuove il limite di 10 ore e diventa free via mobile
Nuove interessanti novità per chi ama ascoltare la musica tramite il noto servizio Spotify. Il CEO della società svedese, Daniel
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La migliore azienda per cui lavorare? Facebook! Questa era la costante risposta che per ben tre anni ci ha dato
Apre Infinity, il nuovo servizio di Mediaset per i film on-demand

Pensando a servizi quali Netflix e Hulu, attraverso i quali gli utenti statunitensi – e non solo – possono gustarsi centinaia di film e serie TV in streaming, noi italiani dobbiamo solo mangiarci le mani. Ma per fortuna qualcosa sta cambiando. Anche nel vetusto stivale le grandi aziende hanno sniffato il business che potrebbe generare una valida offerta di contenuti televisivi e cinematografici on-demand, e così oggi ha aperto i battenti Infinity.